sabato 7 gennaio 2017

San Cremete da Castiglione

                   Monastero Basiliano SS.Salvatore della Placa




A Castiglione i bizantini che durante tre secoli e più avevano posseduto il territorio senza interruzione, avevano convertito la popolazione locale rafforzando la lingua greca con la religione.
Nel periodo arabo i monaci basiliani arroccati nelle alture rocciose avevano conservato il ricordo della vecchia dominazione, gli arabi a loro volta avevano rivitalizzato l’economia. A Castiglione in quel periodo si trovavano cristiani siculi, greci, musulmani e israeliti. Il geografo arabo Idrisi così descrive Castiglione ”Quastellum  è alto di sito,fortissimo, prospero,popoloso,ed ha de’ mercati (ne’ quali molto)si compera e (molto) si vende” .In quel periodo gran parte dei territori appartenenti  oggi ai comuni di Roccella,Moio,Malvagna e Francavilla facevano parte di Castiglione, successivamente furono  ceduti  per la formazione di questi stessi Comuni.   L’abate dell’ordine di S.Benedetto  storico e topografo  Vito Amico nel suo “Dizionario  topografico della Sicilia” nella descrizione di Castiglione scrive  “ E’ da annoverarsi tra gli illustri S.Chremes  dell’Ordine di S.Basilio,fondatore del  Monastero  del  S.Salvatore di Placa.”Anche per altri storici la nascita del Santo viene collocata nel periodo musulmano, per  tradizione si ritiene fosse cittadino  Castiglionese.
Il Conte Ruggero grazie all’aiuto della popolazione cristiana conquistò la Val Demone ,presentandosi come il liberatore premiando la fede  dei monaci basiliani, fondò  molti monasteri  rilasciando  molti privilegi   a favore dei Cernobiti basiliani.
Il Sardo dice che  circa l’anno 1082 il G. Conte Ruggero il Normanno, andando trionfalmente col suo esercito da Taormina a Troina nell’attraversare questa valle, conobbe l’anacoreta  Cremete che  faceva  vita aspra, solitaria e viveva in una spelonca sperduta nei boschi della Placa. Il Gran Conte restò sorpreso ed ammirato delle virtù di costui  e fin da quel momento l’ebbe in concetto di Santo. Ordinò gli si fondasse in quel posto stesso ( concedendogli  tutti i boschi e le annesse pianure) un chiostro di basiliani del quale il Cremete ebbe affidata la direzione e fu il primo abate (l’Abate del convento faceva parte del braccio ecclesiastico  e prendeva parte ai parlamenti del Regno al pari dell’abate della SS.Trinità di Castiglione). Non esistevano nelle vicinanze di quel feudo altri centri abitati all’infuori della città di Castiglione;  Ruggero dispose con suo privilegio, che alcuni  uomini di Castiglione  fossero  prestati  alla costruzione del  monastero. Gli  affidò, inoltre, quattro famiglie arabe dimoranti a Taormina (quali ascrittizzi) affidando a loro la cultura dei campi.

Il monastero che in seguito servì al mantenimento di altri monaci  che si unirono a Cremete a far vita comune sotto la regola di S.Basilio Magno, aveva tra gli altri il privilegio di essere abbazia Reale non soggetta a giurisdizione vescovile.
Si racconta che il diavolo venne un giorno a tentare la santità di frate Cremete” se tu sei santo, e se hai fiducia nel tuo Dio-avrebbe detto il demonio- buttati dall’alto di questa rupe senza farti male” il santo uomo per umiliare lo spirito del male,si precipitò dalla parte più alta  della rupe,  restò illeso e nel posto in cui andò a battere il suo corpo scaturì una fonte, chiamata da allora in poi la fonte di San Cremete. E’ stata raccontata così per nascondere una brutta pagina della storia dei primi confratelli del monastero ,infatti con l’andare del tempo, alcuni discepoli  trovarono dura e insopportabile la disciplina del Maestro,  spinti da Infernale audacia si disfecero del santo uomo  spingendolo  dall’alta e scoscesa rupe sulla quale sorgeva il convento.
Il Santo per l’altezza del precipizio doveva farsi in minutissimi frantumi ma sorretto certamente dagli angeli rimase miracolosamente illeso dalla caduta e restò  impressa  l’impronta del suo piede  nella roccia che toccò .
Cremete, dotato di quella mirabile pazienza, propria dei santi, offerse a Dio l’affronto mortale che il maligno spirito aveva suggerito ai suoi  discepoli e come se nulla fosse avvenuto , animato dallo stesso zelo  spirituale, regime della comunità, raccolse un fascio di legna e con esso tranquillo e con la sua consueta  mansuetudine rientrò nel monastero.
Tela conservata a Randazzo nella Chiesa di SS.Salvatore,
S.Basilio che detta la regola a San Cremete e confratelli
I frati atterriti dalla figura che a prima vista ritennero  un’apparizione fantastica, cercarono di sottrarsi a quella visione  la cui dolcezza li fulminava. San Cremete però li richiamò intorno a se con premura ed affetto  e dimenticò l’attentato subito, esortandoli a cambiare vita li perdonò e li abbracciò tutti. I frati pentiti e ammirati da tanta mansuetudine piansero di umiliazione e tenerezza insieme.
Sul letto di morte, diede dei saggi consigli quali l’osservanza  scrupolosa della regola e  impose inoltre per precetto di ubbidienza di seppellire sotto i gradini dell’ingresso del tempio la sua  spoglia mortale perché fosse calpestata dai fedeli che entravano nella chiesa.
Una sorgente scaturì miracolosamente dove fu inumato il suo santo corpo; quell’acqua fu ritenuta prodigiosa per le molti guarigioni che operò alle persone che la bevevano. (Dal Cajotani: Sanctis Siculis)

Tomba del Santo secondo la descrizione
Tomba del Santo
Camillo Filangeri in “Monasteri Basiliani di Sicilia”  scrive “ All’inizio è un monastero dotato di giurisdizione propria ,nel 1131 è sottoposto all’archimandritato del Santissimo Salvatore di Messina,nel 1133 dipende dall’archimandritato ma rimane autodespota,Nel 1338 ospita 6 monaci nel 1336 7 monaci ,nel 1448/1449 viene venduto il feudo di S.Paolo che apparteneva al monastero ,nel 1457 è commendatario Giacomo Barbo l’abate ha diritto di voto nel parlamento siciliano”
Su “Notizie Storiche di Motta Camastra e della Valle dell’Alcantara” l’avv. Grassi scrive  “… essi furono ordini emanati in Castiglione dal 6 al 13 settembre 1356 da Federico III durante il suo soggiorno nella Civitas Animosa. … pertanto il re da Catania erasi condotto in Castiglione insieme con la principessa Eufemia Artale di Aragona ed altri magnati per ridurre in pace Randazzo, Francavilla ed altre terre. Il primo decreto col quale il re si rese accetto ai paesi della Valle dell’Alcantara fu un bell’atto di giustizia reso al priore e ai frati del monastero del S.Salvatore della Placa ordinando agli uffiziali di Randazzo, Castiglione, Francavilla e Calatabiano che detto priore e detti frati fossero posti in possesso dei beni esistenti in tali terre spettanti al monastero del SS.Salvatore. Era infatti avvenuto che l’abate Anikio, ribellandosi alla regia autorità, dopo di avere raccolto le vettovaglie della nuova produzione nel fortilizio del monastero stesso, aveva scacciato i frati e il priore senz’apprestar loro aiuto e riducendoli all’inopia. Tal decreto porta la data 6 settembre 1356".
Lo storico e topografo catanese Vito Amico ci fa sapere che ai suoi tempi il monastero di S.Salvatore della Placa era commendato a Giambattista Vaccarino, matematico valentissimo, che occupava il XXX posto nel parlamento generale, aggiungendo che anche fin ai suoi tempi vi dimorarono i basiliani, i quali si spostarono  nell’abitato del vicino paese di Francavilla perché il loro monastero cadeva di giorno in giorno in totale rovina  e col proposito di costruire un nuovo cenobio. Ciò che non fu possibile perché gettate le fondamenta e datisi già a innalzare le fabbriche a lato della chiesa di S.Maria del Rosario, essendo disgustati dalle minacce di alcuni signori ,vennero a Castiglione,allogiandosi temporaneamente nel Castello chiesero di fondare  nelle vicinanze di esso un nuovo convento ma la loro proposta fù inopportunamente respinta. Nel 1770 col permesso di Re Ferdinando III,  si stabilirono a Randazzo,dove furono ben accetti e vi eressero un grandioso monastero,fermandosi  definitivamente. Nel XVIII sec  monsignore Ciocchis decretò che il territorio passasse  definitivamente a Francavilla. In questa città, S.Cremete era compatrono assieme a Santa Barbara,le reliquie dei due santi erano custodite  dai monaci ed esposte ai fedeli nelle festività a loro dedicate.Le pregevolissime opere  assieme ad una tela settecentesca  sono  ancora oggi custodite a Randazzo.Quello dei  Basiliani è sicuramente  uno dei primi ordini presenti nell’Alcantara, un loro monastero doveva  trovarsi  sulle  rive del fiume ,difficilmente sulla placa perché era una  via troppo impervia e non c’era motivo prima dell’arrivo degli arabi di scegliere quel sito,inoltre  non ci sono tracce di edifici antecedenti alla fondazione del monastero, è molto probabile anzi direi certo che S.Cremete celebrasse i riti religiosi nella cuba di Malvagna e nella chiesetta di Santa Maria la Scala e successivamente in qualche chiesa di Francavilla forse l’odierna dedicata a S.Biagio.
Durante il periodo di soggiorno di Federico III a Castiglione furono emanati diversi provvedimenti  riguardo le città dell’Alcantara, anche riguardo Motta Camastra che nei documenti viene nominata sia Motta S. Michele  sia Motta della Placa per differenziala da  Motta di Catania. L’Avv.Grassi  ci riferisce che non ci sono documenti  che colleghino Motta Camastra  a S.Salvatore della Placa. La Placa era il nome più antico usato per Motta Camastra,il nome “Placa” deriverebbe dalla stessa parola di origine greca “pietra piatta”. Anche il nome della contrada “Crimisia” sempre secondo il Grassi  avrebbe origine pre ellenica, la colllega a Crimisia di Erice. Da un racconto fattomi da don Virzì padre Salesiano di Randazzo di cui non ho trovato scritti, si evince che quando i monaci Basiliani hanno lasciato Francavilla i loro averi sono stati motivo di contesa .Dato che i Santi erano diventati loro patroni, Francavilla chiedeva  che le reliquie e i beni del monastero rimanessero in parte a Francavilla ,la disputa andò a finire davanti all’ autorità ecclesiastica di Messina che sentenziò un verdetto Salamonico come le due mamme che si erano presentate a Salamone per avere il proprio figlio ma il bambino in questione non si poteva dividere perché era vivente mentre  le reliquie invece si. Le reliquie del Santo e i loro beni ,andarono  con i monaci stessi ,invece  quella di Santa Barbara  fu   divisa  in due, una parte rimase nel reliquiario dei monaci, una parte rimase nella chiesa di Francavilla.La tradizione vuole che la bella statua di Santa Barbara sia stata ospite a Castiglione nell’ononima chiesetta a lei dedicata ma ha preferito lei stessa spostarsi.
Morì assai venerato, nella solennità del titolare della chiesa monastica e dell'intero Archimandritato messinese, il 6 agosto 1116, giorno in cui è ancora ricordato.   


  
Pregevolissimo busto reliquiario di San Cremete(conservato a Randazzo)

Pregevolissimo busto reliquiario di Santa Barbara(conservato a Randazzo)
               


 "...il monastero del Salvatore cognominato della Placa,dell’ordine di S.Basilio,fondato dalli Normanni  sopra un’altissima rupe da ogni parte cinta di dirupate ripe di stupenda altezza, dove per un solo passo dalla parte di ponente si può andare…"(Filoteo degli Omodei)

                                 



documento del Conte Ruggero della fondazione del monastero di San Salvatore della Placa,dove per la prima volta viene nominato il nome di Castiglione come Castrileonis








documento in cui il capitano di Castiglione era anche il Capitano del forte del San Salvatore della Placa

Rocco Pirri

entrata del monastero

lato nord

Chiesa e residenza dei frati













resti del monastero


copyright-Tizzone Giuseppe
Sono stati usati testi di:
_Vito Amico , “Dizionario  topografico della Sicilia”;
_Camillo Filangeri , “Monasteri Basiliani di Sicilia” pag.21;
_l’avv. Grassi, “Notizie Storiche di Motta Camastra e della Valle dell’Alcantara”, pag. 72-73-74-75; 
_Vincenzo Sardo Sardo, " Castiglione città demaniale e città feudale" pag. da 223 a 229,da 233 a 234 e  263-264
_Giulio Filoteo degli Omodei "Descrizione  della Sicilia",pag 73
_Rocco Pirri,Notitiae Siciliensium ecclesiarum
_Padre Alessio Jeromonaco, I Santi Italo-greci dell'Italia Meridionale, pag.91